Visioni d'insieme

Gloria, Andrés Felipe Solano

Gloria, Andrés Felipe Solano

È l’11 aprile 1970, la primavera profuma le strade, Sandro suonerà al Madison Square Garden quella sera e tutto andrà per il verso giusto.

“Non ha mai fumato e forse non accenderà mai una sigaretta, ma quel pomeriggio, che decido di immaginare affollato e luminoso, dovrebbe farlo, dovrebbe approfittare del ritardo del suo ragazzo per aspirare piano il fumo, consapevole del segno di rossetto sul filtro, già leggere ovale per la pressione nervosa delle sue labbra”.

Lei è giovane e felice, con tutta la vita davanti. Sta vivendo il suo primo amore.

Quando Andrés Felipe Solano scrive Gloria, edito da Sur e tradotto da Giulia Zavagna corre avanti e indietro sul filo del tempo intrecciando la sua storia con quella di sua madre, quando entrambi ventenni vivevano a New York.

Il modo più facile per capire gli altri e mettersi nelle loro scarpe, Solano lo sa benissimo e sceglie di indossare non solo le scarpe di sua madre Gloria, ma tutta la sua intera vita. Che poi è animata dai suoi stessi sentimenti e paure.

Un frammento, un solo giorno in cui entrambi a distanza di anni hanno vissuto quell'universo di possibilità senza fine che è New York. 

“All’epoca l’amore è questo, un gioco interminabile che consiste nel saper stare in equilibrio sull’orlo di un precipizio” scrive Solano parlando di sé, della madre, di ognuno di noi in quel momento magico e assoluto della scoperta di sé e del mondo. 

“La luce sta cominciando a entrare dalla finestra. Presto un gatto o un ubriacone farà cadere una bottiglia. Tutto è solitudine. Le piace. Quella mattina le sembra una cosa vera. L’unica verità possibile. Una verità che perderà per strada e che dovrà ritrovare, una verità radicalmente diversa da ogni idea di ritrosia e che è ben lungi dall’essere un lamento. Una verità come il cielo. La farà sua da oggi, il giorno in cui Gloria è stata Gloria per la prima volta”.

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