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Pnèuma, il soffio della vita

Pnèuma, il soffio della vita

Il progetto “Pnèuma, o sulla teoria della foglia” di tre studenti pugliesi è uno dei 5 vincitori della targa giovani del Compasso d’Oro 2024.

Unica proposta premiata del sud Italia. Nasce da una tesi di laurea in Disegno Industriale triennale del Politecnico di Bari del 2021 e riassume un percorso didattico dedicato al geo-design, finalizzato a sviluppare la comprensione delle interconnessioni che legano tra loro gli ambienti (economico, culturale, sociale e politico) costruiti dall’uomo e le altre specie (animali, piante, microrganismi o l’intero albero della vita), intesi come veri e propri patrimoni dei territori. Il progetto, pensato per il Parco della storia dell’Uomo della gravina di Matera, interpreta tale rapporto attraverso le ricerche sull’elettrofisiologia delle piante, condotte all Lab dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova. Pnéuma è stato realizzato dai neolaureati designer del Politecnico di Bari: Martina Pilla di Lucera; Luigi Basile di Grumo Appula e Gianluca Gorgoglione di Barletta, coordinati da Rossana Carullo e Sergio Bisciglia del Politecnico di Bari, con i contributi di Chiara Amoruso, light designer, Emanuele Frascella e Barbara Mazzolai, direttrice del Bioinspired Soft Robotics Lab dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova. Abbiamo chiesto a Gianluca Gorgoglione di parlarci di Pnèuma.

Pnèuma, dal greco antico, soffio, principio di vita. Che vita siete stati capaci di generare?

È un progetto realizzato all’Università di Bari durante la triennale e consiste in un ibrido vegetale che permette la conversione dell’energia multidirezionale in energia luminosa. Nasce da uno studio realizzato dal centro di microbiorobotica dell’istituto italiano di tecnologia di Genova che ha condotto appunto questo studio dimostrando che le piante viventi disperdono naturalmente delle cariche negative e noi possiamo utilizzare queste cariche negative a nostro vantaggio senza danneggiare la pianta o la fotosintesi clorofilliana. In questo modo con queste cariche possiamo alimentare dei diodi emettitori di luce (i led).

Creare energia a basso impatto?

Sì esattamente. Consente di trasformare l’energia eolica del vento in energia luminosa. Attraverso il contatto tra le due foglie, la foglia artificiale installata e la foglia naturale. In questo modo quando entrano in contatto, la vibrazione delle due foglie in conseguenza dell’eccitazione del vento genera elettricità perché la carica negativa della foglia entra in contatto con la carica positiva della foglia artificiale (caricata positivamente). Possiamo quindi creare delle piccole fonti luminose generando luce dal vento.

Pnèuma è il frutto di un lavoro in team, ma qual è stato il tuo apporto specifico?

Io sono laureato in disegno industriale al Politecnico di Bari e adesso sono all’università di Venezia. Ho sempre trovato affascinante il mondo della biomimesi, della bioispirazione quindi la capacità dell’uomo di osservare la natura e trarre ispirazione da quelli che sono i meccanismi, i sistemi della natura, della sfera naturale e vegetale. Capire anche banalmente come l'evoluzione ha fatto il suo corso e ci sono determinati comportamenti negli esseri viventi, perché le cose funzionano in una certa maniera. Sono affascinato da sempre di questi aspetti, uno dei miei riferimenti è Emanuele Coccia e il suo libro La vita delle piante.

Questo è un progetto abbastanza composito, ci sono tante persone che l'hanno animato, come si lavora in team?

È stato particolare perché è stata la nostra prima esperienza in cui abbiamo avuto a che fare con dei veri scienziati, abbiamo avuto la possibilità di lavorare a stretto contatto con loro.  Ci siamo buttati in questo processo senza sapere dove stavamo andando realmente a finire. Per dei ragazzi che si stavano per laureare poteva essere un po’ spaventoso come scenario. Ma bisogna avere pazienza e fiducia in quel che si sta facendo. Fare una tesi di laurea che abbia a che fare con qualcosa di già esistente ti permette di avere qualcosa con cui confrontarti, invece in questo caso non c'era niente con cui ci potevamo confrontare. Non sapevamo se questa cosa avrebbe avuto un esito positivo. Quindi bisogna sicuramente avere fiducia, non una fiducia cieca. Fiducia nel lavoro che diverse persone, con competenze diverse stanno realizzando. Bisogna avere la giusta predisposizione. Trovare una via d’uscita in un processo mai testato prima non è semplice, perché si potrebbe andare avanti all'infinito cercando di migliorare ogni cosa, è difficile darsi un punto d’arrivo.

Il tuo futuro?

Mi sento molto appagato, sto continuando a lavorare su questi ambiti specialmente nella robotica. Mi interessa specialmente la relazione che c’è tra il robot e gli esseri umani, capire le dinamiche con cui interagire. Dare al robot una qualche forma di intelligenza reale, quasi una forma di coscienza. Penso alla cultura cinese dove si crede che gli oggetti abbiano un’anima. Credo che questo aspetto debba essere indagato maggiormente.

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