Cultur&motive

Sarai per sempre mare

Sarai per sempre mare

Ho aspettato seduta su una panchina che tu volessi, scegliessi, di prendere il mare. Andare al largo, tornare a navigare senza meta senza rotta.

Solcare la distesa d’acqua, tuo elemento essenziale, una piccola vela per l’occorrenza, un piccolo motore per mettere distanza con la terra, con la linea sabbiosa dove tante volte ti avevo visto stenderti a prendere il sole “vitamina D”, dicevi, “serbatoio per l’inverno”. L’estate che brillava nei tuoi occhi, la luce intensa di un faro. E poi l’inverno, la distesa di ghiaccio sul cuore, la nebbia e non la lupa sui tuoi pensieri. Rompere la bussola fu un gesto istintivo, coraggioso, il tuo modo unico di dire navigo a vista, metro dopo metro, onda dopo onda, giorno dopo giorno. E non salpasti però, ti fermasti sulla riva. Io su una panchina sulla sponda opposta aspetto il giorno che prenderai il mare e da lui ti lascerai cullare, accompagnare, carezzare. Il mare  canta canzoni per te che tu non vuoi più ascoltare, preferisci altre musiche e nuove parole che abbiano un respiro ampio quello che tu non hai più perché soffocato dal peso delle inquietudini e dallo scorrere del tempo che ieri dominavi che oggi è breve più del tuo fazzoletto che stringi tra le dita prima di asciugare la lacrima furtiva.

Ho aspettato e aspetterò, so che infine mollerai gli ormeggi, inutili funi che ti ancorano alla banchina del porto. Sotto un cielo di stelle avanzerai per mete nuove, allora il tuo cuore tornerà a scaldarsi, il ghiaccio si scioglierà e sarai per sempre, mare.

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