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"Caro Marzo entra" di Emily Dickinson

"Caro Marzo entra" di Emily Dickinson

Ho riscoperto questa poesia un po’ di tempo fa e mi ha incantato il modo in cui la poetessa Emily Dickinson l’ha  composta.

Lei che nel suo modo di scrivere lascia che il lettore chiudendo gli occhi immagini ciò che descrive  come se... davvero fosse presente lì, accanto a lei, mentre dipinge con le parole un magnifico quadro acquerellato.

 Nei suoi versi colgo solitamente la  malinconia quando si  rivolge a Madre Natura e in lei ritrovo alcune note in  comune  con il nostro grande poeta Giacomo Leopardi c'è l'eco delle sue parole che ritornano alla mia mente quando leggo o penso alle sue poesie. Lui solitario, chino sui suoi libri, cagionevole, desideroso di Andare, ma costretto  nella sua casa dalla famiglia che lo ha votato alla carriera ecclesiastica. Lei pure... pressoché lo stesso destino, un amore contrastato... vive nella solitudine e osserva, cogliendo silenzi, suoni  e colori di  quel che c'è intorno a lei. 

L'autrice con le sue parole esprime una gioia infinita per l'arrivo della primavera, personalizzando i mesi di marzo e aprile, accogliendoli  come fossero  viandanti arrivati alla fine della loro strada, sfiniti dopo tanto andare, “Caro marzo/entra/ come sono felice/ ti aspettavo da tanto/ devi aver camminato/ quanto sei affannato/ ...Ho così tanto da raccontare”. 

La protagonista indiscussa è la Natura con la quale l’autrice immagina di dialogare e ci porta  quasi a  vedere  con i nostri occhi tutti i particolari,  gli alberi, gli uccellini e “Tutte quelle colline che mi lasciasti da colorare”...la vita che ritorna dopo il sopore e la tristezza di un lungo inverno.

 Quanta attenzione nella descrizione e quanta passione per la vita che ritorna ancora e ancora a ricordarci i suoi meravigliosi colori. Si può anche immaginare come lei  passi le lunghe  giornate osservando e riflettendo  su ogni piccolo particolare che solo un animo  gentile può cogliere. 

E infine la riflessione su quanto sia inutile dar peso, alle sciocchezze “Che  il Biasimo è caro quanto la lode e la lode è  semplice come il biasimo”.

Immersa nella sua solitudine e nei suoi pensieri la si immagina passeggiare a lungo e prender nota di ciò che agli altri può sfuggire, celebrando la bellezza,  tutte le sfumature e i toni, dei colori e suoni che allietano e stupiscono la sua vista e il suo udito.

Splendido dipinto di ciò che ci viene donato senza nulla pretendere dal vivere.

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