Si chiudono i cancelli della scuola, la campanella non suonerà alle 8, le aule resteranno vuote. Si attenderanno i quadri e l’estate che sarà.
È giugno la primavera sta per finire, i colori diventano vividi, i campi gialli. Gianni Rodari non ha di certo dimenticato il sesto mese dell’anno “Filastrocca del mese di giugno,/ il contadino ha la falce in pugno:/ mentre falcia l'erba e il grano/ un temporale spia lontano./ Gli scolaretti sui banchi di scuola/ hanno perso la parola:/ apre il maestro le pagelle/e scrive i voti nelle caselle... / Signor maestro, per cortesia,/ non scriva quel quattro sulla mia:/ Quel cinque, poi, non ce lo metta/ sennò ci perdo la bicicletta:/se non mi boccia, glielo prometto,/ le lascio fare qualche giretto".
Nei giardini i gelsomini inebriano le api con il loro profumo, le bouganville regalano tappeti verticali di diversi colori. Giugno “É il mese dei prati erbosi e delle rose;/ il mese dei giorni lunghi e delle notti chiare./ Le rose fioriscono nei giardini, si arrampicano/ sui muri delle case. Nei campi, tra il grano,/ fioriscono gli azzurri fiordalisi e i papaveri/ fiammanti e la sera mille e mille lucciole/ scintillano fra le spighe./ Il campo di grano ondeggia al passare/del vento: sembra un mare d'oro./ Il contadino guarda le messi e sorride./ Ancora pochi giorni e raccoglierà il frutto delle sue fatiche”, scriveva Giosuè Carducci.
Giugno, non è primavera. Sulle dune sabbiose la prima abbronzatura, doratura della pelle. Primi tuffi, prime nuotate. È già estate.