Le parole sprecate sono quelle dette a gran voce, scritte di continuo, e che restano tali. Parole. Nessun fatto a concretizzarle, nessun gesto.
Corrono le parole sui messaggi di whatsapp, nelle sale d’attesa, nelle inutili telefonate. Corrono e non hanno un significato. Le si pronuncia per sentire la propria voce, tutti Narcisi in quest’era, o per farla sentire a chi ascolta da remoto. Parole, parole, parole, solo parole, costruzioni di castelli di carta, ipotetici spiragli nel futuro, promesse mancate. E poi? Niente. Non un gesto, non un atto, non una manifestazione concreta di solidarietà nell’ accezione della umana pietas. Niente. In un’epoca in cui tutto è apparenza la sostanza è del tutto assente. La ragione non determina la volontà e come potrebbe se non esiste la morale. Meglio una sedia vuota che una occupata da chi di parole ne spreca ogni giorno per celebrare se stesso e dimentica chi soffre. Parole e nessun gesto di umanità.
Eppure questo autunno caldo sa che arriverà l’inverno e consegnerà al freddo i cuori insensibili relegandoli a guardare la luna solo quando sarà in alto nel cielo e non si raffronterà con i palazzi, le strade, i campanili. Questioni di prospettiva e di punti di vista lì dove la visibilità è negata.
Le parole sprecate si cristallizzeranno, perderanno anche il loro valore effimero, resteranno vuote come quando pronunciate. Tutto avrà un senso e si potranno ascoltare solo parole nuove che seppur esistenti da sempre sapranno essere vere, solidali, piene.