Mi presti i tuoi occhi Biancamaria per guardare il mondo dai tuoi due cieli limpidi e tersi che scrutavano ogni orizzonte?
“Mi presti i tuoi occhi per guardarti ?…Chiunque vorrebbe i tuoi occhi per guardarsi” scrivevi gentile, quasi ingenua, vestita di una purezza che resta in questo mondo solo tra i versi di una poesia. Biancamaria Frabotta, poetessa, insegnante, docente vola ora come le sue rondini “Una sola rondine non mi ti rende/la stagione perduta./E io troppo tempo ho abitato in te/come la ragnatela in un tronco morto/al limite di una terra promessa/non cogliendomi (fu soltanto evocazione/addestramento allo stupro/il fantastico frutto dell’occidente)/mi hai nominata più bianca della luce/nido di un’idea intricata,/torpida fantasia,/pupilla cieca del tuo occhio”.
Come hanno sempre volato i suoi versi, ogni singola speciale parola che ha dedicato al suo piccolo mondo. A Dario Bellezza scrisse “Tu non volevi altro se non l’impossibile/la tratta di favore, il pagamento del riscatto”.
L’amore, l’infinito amore che resta resta impresso nell’inchiostro delle armoniose parole “oh come vagano semplici in mente/i nomi dei tuoi primi tormenti/oh come risalta nella prossima notte/la torcia del tuo eretico orgoglio!”.
Volando alla ricerca di qualcosa di perduto, di ritrovato, di sopito, dimenticato “Ma cosa cerco in queste instabili dimore/se non una lezione troppo spesso ripetuta /con la passione della prima volta perché/mi torni alla mente ciò che non ho visto”.
Tornava a casa, e per amore scacciava da sé ogni ombra “Mio marito diffida delle cose oscure./Così, per amor suo, io cambierò stile/e per lui terrò in serbo cose chiare”.
Le poesie si susseguono in una vita fatta di bellezza e battaglie, il pane e le rose, “non per produrre opere soltanto/come disse il pittore delle battaglie perse/ma per dar valore al tempo”.